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Boom elettrico in Italia, ma il mercato resta piatto

  • December 08, 2025
  • gpapa
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Boom elettrico in Italia, gli incentivi statali legati all’Isee fanno il botto: a novembre, primo mese pienamente influenzato dal nuovo Ecobonus, le immatricolazioni di auto full electric in Italia sono schizzate a 15.131 unità. Si registra un incremento del 130,7% rispetto alle 6.560 dello stesso periodo del 2024. Un exploit che porta la quota di mercato delle BEV (Battery Electric Vehicle) al 12,2%. Più del doppio rispetto al 5% di ottobre e al 5,2% dell’anno scorso, secondo i dati elaborati da Motus-E e UNRAE.

Ma dietro il boom dell’elettrico si nasconde un mercato automobilistico italiano che arranca. 124.222 immatricolazioni totali a novembre, in lieve flessione dello 0,04% sul 2024 (da 124.267 unità). «Senza l’effetto trainante degli incentivi», nota il Centro Studi Promotor (CSP), «la contrazione sarebbe stata superiore al 2%». Da inizio anno, il cumulato si ferma a 1.417.621 veicoli, -2,43% sul 2024. La previsione di chiusura 2025 è a quota 1.506.000. Un livello “decisamente infimo”, come lo definisce il CSP, lontano di 410.000 unità dal 2019 pre-pandemico (-21,4%).

I marchi cinesi dominano la classifica, ma Stellantis resiste

Il successo dell’elettrico premia soprattutto i marchi cinesi: BYD Dolphin Surf (2.185 unità), Leapmotor T03 (1.881, partner di Stellantis) e Dacia Spring (1.443) dominano la top 5 delle BEV più vendute. Seguono Ford Puma Gen-E e Tesla Model 3. «Constatiamo con rammarico che le quattro vetture elettriche più vendute non sono prodotte in Europa», ha dichiarato Roberto Vavassori, presidente di Anfia. Il presidente lamenta l’assenza di un “eco-score” per privilegiare il Made in Europe negli incentivi. Da gennaio, le BEV immatricolate sono 82.218 (+40,1%), con un parco circolante che supera le 353.721 unità.

In questo contesto, Stellantis resiste: a novembre 31.733 immatricolazioni (+3% sul 2024), quota al 25,6% (da 24,8%). Seguono Fiat (10.827, +23,15%) e Lancia (+12,19%). Ma sul cumulato annuo, il gruppo è in rosso del 6,8%. L’AD Antonio Filosa applaude le mosse tedesche: «Accogliamo con favore il sostegno del governo di Berlino alle revisioni delle normative UE. È un’opportunità per conciliare decarbonizzazione, resilienza industriale e accessibilità economica».

Le richieste di Merz a Ursula von der Leyen

E qui entra in scena Bruxelles: cresce l’attesa per il pacchetto automotive UE in agenda il 10 dicembre. La Germania è in prima fila a spingere per un’apertura alle ibride oltre il 2035. Il cancelliere Friedrich Merz ha scritto a Ursula von der Leyen: «Oltre ai veicoli puramente elettrici, dopo il 2035 dovrebbero continuare a essere immatricolate auto con doppio sistema di propulsione (batteria + combustione), purché le emissioni residue siano compensate». Una richiesta condivisa all’unanimità dai presidenti dei Länder, che invocano una regolamentazione CO2 “tecnologicamente neutra, flessibile e realistica”, per bilanciare clima, innovazione e competitività contro “pratiche sleali” da paesi terzi.

Merz chiede anche di evitare sanzioni UE per sforamento dei limiti flotta e un allentamento degli obiettivi 2030. «Il clima nel settore è teso. È fortemente condizionato dall’attesa del progetto UE del 10 dicembre», spiega Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor. «La politica di transizione energetica ha già prodotto risultati catastrofici: crollo della produzione europea, penetrazione di concorrenti temibili e automobilisti costretti a veicoli vecchi e pericolosi».

Elettrico: il futuro della mobilità

Mentre gli incentivi per l’elettrico danno una boccata d’ossigeno immediata, il dibattito europeo si annuncia rovente. Ibride sì o no oltre il 2035? La palla passa a von der Leyen. Intanto, l’Italia guarda da vicino un piano che potrebbe ridisegnare il futuro della mobilità sul Vecchio Continente.

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