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Il duello Google – Enel X

  • January 05, 2026
  • gpapa
Duello-Google-EnelX

Prosegue la lunga battaglia legale tra Google ed Enel X nel settore della mobilità elettrica. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un nuovo procedimento per rideterminare la sanzione da 102,084 milioni di euro inflitta nel 2021 alle società Alphabet, Google LLC e Google Italy per abuso di posizione dominante. La decisione arriva in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato del 29 ottobre 2025. La sentenza ha confermato l’abuso ma ha accolto parzialmente il ricorso di Google limitatamente al calcolo della multa.

Cosa è successo?

La vicenda risale al 2018, quando Enel X (allora parte del gruppo Enel, oggi Enel X Way) lanciò l’app JuicePass, pensata per facilitare la ricerca, la prenotazione e la gestione delle colonnine di ricarica per veicoli elettrici. L’azienda italiana richiese a Google di rendere l’app compatibile con Android Auto, la piattaforma che permette di utilizzare applicazioni sullo schermo dell’auto in modo sicuro durante la guida. Google rifiutò, sostenendo l’assenza di template specifici per quella categoria di app e motivazioni legate alla sicurezza.

Enel X denunciò il caso all’AGCM nel febbraio 2019. Google fu accusato di favorire la propria app Google Maps (già integrata in Android Auto) a scapito della concorrenza. Il 27 aprile 2021, l’Autorità concluse l’istruttoria accertando la violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Google, dominante nel mercato dei sistemi operativi per smartphone (Android detiene circa il 75% del mercato in Italia), aveva ostacolato lo sviluppo di JuicePass. Come? Limitando la scelta degli utenti e potenzialmente frenando la crescita della mobilità elettrica in una fase cruciale.

La sanzione fu di oltre 102 milioni di euro, accompagnata dall’obbligo per Google di aprire Android Auto a sviluppatori terzi, inclusa Enel X.

Il ricorso di Google

Google impugnò la decisione davanti al TAR Lazio, che nel 2022 confermò integralmente la multa. Il colosso tech fece appello al Consiglio di Stato, che nel 2023 sottopose questioni pregiudiziali alla Corte di Giustizia UE. La sentenza europea del 25 febbraio 2025 diede ragione all’AGCM. Il rifiuto di interoperabilità può configurare abuso di posizione dominante, salvo giustificazioni oggettive non dimostrate da Google.

Tornato il fascicolo al Consiglio di Stato, la sentenza del 16 ottobre 2025 (pubblicata il 29 ottobre, n. 8398) ha confermato l’abuso e l’analisi dell’Antitrust, respingendo la maggior parte del ricorso. Tuttavia, ha accolto il punto sul quantum della sanzione, criticando l’individuazione della durata dell’infrazione e il valore delle vendite rilevante per il calcolo. Di conseguenza, ha annullato parzialmente il provvedimento AGCM limitatamente alla multa, rimettendo all’Autorità il compito di rideterminarla.

Il procedimento di rideterminazione

L’AGCM ha ora avviato il procedimento di rideterminazione, con conclusione prevista per il 31 luglio 2026. Resta da vedere se la nuova sanzione sarà inferiore ai 102 milioni originali, tenendo conto dei criteri europei sulla gravità, durata e fatturato. Questo caso rappresenta un precedente importante per il mercato digitale e la mobilità sostenibile. Si sottolinea l’obbligo per le big tech di garantire interoperabilità e concorrenza leale, specialmente in settori strategici come l’e-mobility. Google, dal canto suo, ha nel frattempo implementato funzionalità per app di ricarica su Android Auto. Tuttavia, la disputa legale continua a infiammare il “duello” tra il gigante USA e l’ex divisione innovazione di Enel.

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