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Renault, all’asta capolavori da non perdere

  • November 17, 2025
  • gpapa
Renault

Il 7 dicembre Flins-sur-Seine diventerà per un giorno il paradiso dei collezionisti. Renault e Artcurial Motorcars hanno appena acceso i riflettori su una vendita all’asta che entrerà nei libri di storia. Cento vetture della Collezione Renault, tutte in multiplo, tutte autentiche. Sono tutte pronte a lasciare il museo per entrare nelle mani di chi le amerà per sempre. Nessun prezzo di riserva per oltre il 90% dei lotti. Un gesto di generosità che sa di rivoluzione in un mondo dove le aste di auto storiche sono spesso duelli tra miliardari.

Un catalogo speciale

Il motivo è nobile. Nel 2027 aprirà al pubblico Les Collections Renault, un museo nuovo di zecca nello storico stabilimento di Flins, a quaranta chilometri da Parigi. Qui i 125 anni della Marca verranno raccontati in un unico spazio spettacolare. Per fare posto ai 600 esemplari unici che resteranno esposti per sempre, Renault ha deciso di cedere i doppioni. Ne conserverà almeno uno per ogni modello nato dal 1898 a oggi. Risultato? Un catalogo che sembra un libro dei sogni, con monoposto di Formula 1, regine dei rally, concept-car mai arrivate in produzione e persino un autobus del 1933 ancora in grado di portare a spasso una scolaresca.

Si comincia dalle origini. Dalla Type D del 1901, funzionante come il primo giorno, alle repliche della Type A del 1898, una termica e una elettrica costruite nel 1998 in pochissimi esemplari per il centenario. Tutte queste sono lì a ricordare che Louis Renault aveva già capito tutto quando il mondo andava ancora a cavallo.

Poi arriva il tuono. Venti Formula 1 degli anni Turbo, dal 1981 al 1985, quelle gialle che hanno fatto tremare Ferrari e McLaren. La RE40 che vinse a Spa con Prost, la RE60 01B di Tambay, la RE27B di Arnoux. Alcune hanno ancora i libretti tecnici originali di Viry-Châtillon, fogli che valgono più di un Van Gogh per chi sa leggere i segreti di un V6 da 1.500 cc capace di 900 CV in qualifica. Quindici vittorie, trentuno pole position. Una rivoluzione tecnologica che partì male – la RS01 era soprannominata “Yellow Teapot” per le fumate – e finì con Jabouille che a Digione nel 1979 fece piangere di gioia mezzo paddock.

Le regine dell’endurance

Non mancano le regine dell’endurance. L’Alpine A442 telaio 0, quella dei test di Columbus con la livrea psichedelica, pronta a ricordare che nel 1978 Renault sfiorò la vittoria assoluta a Le Mans. Nei rally ci sono la Maxi Turbo 5 prototype B0 e la Renault 5 GT Turbo Bandama, ancora sporca di terra rossa ivoriana, guidata da Alain Oreille nel mondiale ’89. E poi le icone di tutti i giorni. La 4CV restaurata alla perfezione, la Clio Williams in condizioni da concorso, la R5 Police che sembra appena uscita da un telefilm anni Ottanta, la Floride “Disney” che profuma di Eurodisney prima che si chiamasse Disneyland Paris.

Ci sono anche le Alpine rare. Tra queste, l’A610 Evolution, la più potente mai costruita, e il mock-up dell’A110 che fa già sognare il 2027. E poi le concept-car, quelle che hanno fatto girare la testa ai saloni di Parigi, Ginevra, Tokyo. Questi prototipi non vedranno mai la catena di montaggio, ma hanno scritto il futuro del design Renault.

Renault: non solo auto

Ma la sorpresa più grande arriva dopo le auto. Cento oggetti che sembrano usciti da un film di Wes Anderson: quaranta modelli di galleria del vento – una Twingo madreperlacea, una Supercinq che sembra un gioiello – motori di Formula 1 completi di cassa da trasporto, incluso il V6 EF15 che spinse la Lotus di Senna a Detroit ’85. Caschi, tute replica, pendoli, barche, il disco volante Reinastella fatto con Disney. Persino l’orologio double face Bodet che per decenni ha scandito i turni a Flins. E tre modellini delle Liberty-Ship che portavano le Dauphine negli Stati Uniti quando l’America scopriva l’auto francese.

«È un onore e un’emozione unica», confessa Pierre Novikoff, vicepresidente di Artcurial Motorcars. «Renault ci ha aperto le porte del suo cuore e ci ha detto: scegliete voi cosa può continuare a vivere fuori da qui. Saranno i collezionisti a diventare i nuovi custodi di questo patrimonio».

Il 7 dicembre, sotto i capannoni dove un tempo nascevano Clio e Zoe, si scriverà una pagina nuova della storia Renault. Non una svendita, ma un passaggio di testimone. Perché quelle cento auto non lasciano un museo. Entrano in case dove verranno accarezzate, guidate, raccontate. E nel 2027, quando Les Collections aprirà i battenti, ci sarà ancora una Type A, una RE40, una Alpine A442. Ma da qualche parte nel mondo, qualcun altro starà girando la chiave di un’altra RE40, con il turbo che fischia e il cuore che batte forte come nel 1983. Flins-sur-Seine, 7 dicembre 2025. Segnatevi la data. Potrebbe essere l’ultima volta che un pezzo di storia Renault costa meno di una Dacia nuova. E la prima volta che un museo decide di condividere i suoi tesori invece di chiuderli in una teca.

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