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L’alluminio “green” taglia le emissioni di CO2

  • November 24, 2025
  • gpapa
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Le auto elettriche sono già la scelta più pulita, ma possono diventare quasi “carbon neutral” nella fase di produzione. Basta sostituire l’alluminio tradizionale con quello “verde” (riciclato o prodotto con energia rinnovabile) e le emissioni di CO2 legate alla fabbricazione di ogni nuova BEV crollano del 40-50%. Lo dimostra il nuovo rapporto di Transport & Environment (T&E). Il rapporto quantifica per la prima volta l’impatto potenziale di una transizione massiccia all’alluminio verde nell’industria auto europea. Entro il 2040 si eviterebbero ogni anno 18 milioni di tonnellate di CO2. L’equivalente di togliere per sempre dalla strada 900.000 veicoli a benzina o diesel.

Il costo per i consumatori? Appena 25 euro in più sul prezzo di listino di un’auto elettrica media entro il 2040. Questo è possibile grazie alla progressiva riduzione dei costi delle tecnologie verdi. «Le auto elettriche hanno già vinto la sfida delle emissioni allo scarico», spiega Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia. «Ora dobbiamo vincere quella della produzione. L’alluminio pesa per circa un quinto dell’impronta carbonica di un’EV. Passarlo al verde è il modo più rapido ed economico per rendere i veicoli a batteria davvero sostenibili dalla culla alla tomba».

Alluminio verde: la svolta

Un’auto elettrica media contiene circa 250-300 kg di alluminio (telaio, scocca, involucro batteria, componenti motore elettrico). Produrne una tonnellata richiede oggi fino a 15.000 kWh di elettricità: dieci volte il consumo annuale di una famiglia europea. In gran parte avviene ancora in Cina o in Medio Oriente con elettricità da carbone o gas. L’alluminio verde cambia tutto. Se riciclato porta emissioni ridotte del 95% rispetto al primario. Se invece è prodotto da nuovo con rinnovabili si arriva fino all’80-90% in meno di CO2.

Grazie alla quota elevata di rinnovabili nel mix elettrico (e a tassi di riciclo tra i più alti al mondo – in Italia oltre il 90%), l’UE può produrre alluminio verde con un’impronta climatica molto inferiore a quella di Cina o Golfo Persico. Eppure, oggi importa oltre la metà dell’alluminio primario che consuma e negli ultimi 10 anni ha chiuso metà delle sue fonderie. «Stiamo regalando ad altri un’industria cleantech in cui potremmo essere leader mondiali», avverte T&E.

Gli obiettivi chiesti alla Commissione

Le proposte concrete al tavolo della Commissione? Con l’Industrial Accelerator Act atteso per dicembre e il Circular Economy Act in arrivo nel 2026, T&E chiede alla Commissione europea obiettivi vincolanti. Almeno il 60% di alluminio verde nelle nuove auto entro il 2035 – e l’85% entro il 2040. Viene poi richiesta una priorità all’alluminio riciclato e prodotto in Europa e il divieto di esportare rottami di alluminio fuori dall’UE. Infine, un emendamento al Regolamento Veicoli Fuori Uso con target specifici di riciclo locale.

«Sono obiettivi realistici e già alla portata della tecnologia attuale», conclude Marchetti. «L’Italia, con la sua filiera del riciclo e aziende leader come Raffmetal o Fonderie Bartalesi, può giocare un ruolo di primo piano. Basta che l’industria automobilistica – uno dei maggiori consumatori europei di alluminio – si impegni davvero».

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