Biocarburanti: una falsa soluzione climatica
- October 31, 2025
- gpapa
I biocarburanti, considerati una soluzione per la transizione energetica, emettono in media il 16% di CO2 in più rispetto ai combustibili fossili che dovrebbero sostituire. Sono questi i risultati di un recente studio commissionato da Transport & Environment (T&E) e condotto da Cerulogy. Il rapporto scuote il dibattito sul loro ruolo nella decarbonizzazione dei trasporti, evidenziando impatti devastanti su suolo, risorse idriche e sicurezza alimentare.
I dati dello studio di Cerulogy
I biocarburanti coprono appena il 4% del fabbisogno energetico globale dei trasporti. Occupano 32 milioni di ettari di terreni agricoli, un’area grande quanto l’Italia. Entro il 2030, senza interventi, questa superficie potrebbe crescere del 60%, raggiungendo le dimensioni della Francia. L’analisi di Cerulogy rivela che, considerando l’intera filiera e il cambiamento indiretto dell’uso del suolo (ILUC), i biocarburanti derivati da palma e soia sono tra i più dannosi, contribuendo alla deforestazione e alla perdita di torbiere. Si stima che entro il 2030 emetteranno 70 milioni di tonnellate di CO2 equivalente in più rispetto ai fossili. Questo dato è pari alle emissioni di 30 milioni di auto diesel.
Lo studio evidenzia che il 90% dei biocarburanti dipende da colture alimentari come mais (150 milioni di tonnellate consumate nel 2023) e canna da zucchero (120 milioni di tonnellate). Questo utilizzo sottrae risorse preziose. I terreni dedicati ai biocarburanti potrebbero sfamare 1,3 miliardi di persone. Se convertiti in ecosistemi naturali, potrebbero invece assorbire oltre 400 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Inoltre, guidare 100 km con biocarburanti di prima generazione richiede in media 3.000 litri d’acqua. Mentre per un’auto elettrica alimentata a energia solare, sono necessari solo 20 litri.
L’invito di T&E a limitare l’uso dei biocarburanti
Destinando appena il 3% dei terreni oggi usati per i biocarburanti alla produzione di energia solare, si potrebbe generare la stessa quantità di energia, sufficiente ad alimentare un terzo del parco auto mondiale se elettrico. Questo dato sottolinea l’inefficienza dei motori endotermici rispetto ai veicoli elettrici, che rappresentano una soluzione più sostenibile ed economica.
Il Brasile è al centro delle critiche per aver revocato la moratoria sulla soia, aumentando il rischio di deforestazione nell’Amazzonia, il “polmone del pianeta”. Come secondo produttore mondiale di biocarburanti dopo gli Stati Uniti, il Paese sta spingendo per un’espansione che, secondo T&E, “determinerà più problemi che soluzioni”. Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia, avverte: «I biocarburanti sono una falsa soluzione climatica. Consumano suolo, competono con i beni alimentari e assorbono milioni di sussidi, senza ridurre le emissioni rispetto ai fossili».
T&E invita i governi, in particolare l’Unione Europea, a riconsiderare il ruolo dei biocarburanti. L’obiettivo è limitarne l’uso in settori come l’aviazione, dove alternative sostenibili (come i carburanti di scarto) sono più utili. I fondi pubblici dovrebbero invece favorire l’elettrificazione dei trasporti e l’efficienza energetica. «La gestione del suolo è cruciale per affrontare la crisi climatica», sottolinea Tritto. «Convertire raccolti in carburanti da bruciare in motori inefficienti ci spinge nella direzione sbagliata».
