Toyota: record di vendite e produzione
- September 04, 2025
- gpapa
Toyota è la prima casa automobilistica al mondo per volumi di produzione. Ha registrato a luglio 2025 un nuovo record di vendite e output, grazie alla forte domanda di vetture ibride negli Stati Uniti e in Cina. Tuttavia, persistono numerose incertezze legate ai dazi sulle importazioni di auto imposti dall’amministrazione Trump. Questi hanno portato il colosso nipponico a rivedere al ribasso le previsioni di profitto per l’anno fiscale in corso. Secondo i dati diffusi dalla società, la produzione globale è aumentata del 5,3% rispetto a luglio 2024, raggiungendo 846.771 unità. Le vendite hanno sfiorato i 900.000 veicoli, confermando il trend positivo del primo semestre con oltre 5,1 milioni di unità vendute a livello mondiale.
Il successo di Toyota all’estero
Il successo di Toyota è stato guidato principalmente dai mercati esteri. Negli Stati Uniti, la produzione è balzata del 28,5% a 95.145 unità, recuperando dal calo causato dai richiami di sicurezza nel luglio 2024. Questo incremento è attribuibile alla domanda sostenuta di modelli ibridi come il RAV4 e il Camry. Questi rappresentano quasi il 50% delle vendite totali negli Usa nei primi sei mesi del 2025. In Cina, l’output è cresciuto del 17,1% a 135.235 veicoli, spinto dall’introduzione di nuovi modelli elettrici e ibridi. Qui c’è un contesto di competizione accesa con i produttori locali come BYD.
In controtendenza, il Giappone ha registrato una flessione del 5,5% nella produzione, scendendo a 292.000 unità. La causa principale è stata attribuita a fattori climatici avversi, come piogge intense e tifoni, che hanno interrotto le catene di fornitura e le operazioni negli stabilimenti. Nonostante ciò, Toyota ha mantenuto una solida performance globale. Le vendite ibride hanno rappresentato circa il 43% del totale nel primo semestre. Questo conferma la strategia multipla di propulsione (ibrida, elettrica e a idrogeno) come chiave per il successo.
Il deal più grande della storia
L’accordo commerciale raggiunto tra Giappone e Stati Uniti alla fine di luglio ha previsto una riduzione dei dazi sulle auto dal 27,5% al 15%. Rappresenta un passo avanti rispetto alle minacce di Trump di imporre tariffe del 25% su tutti gli import. Questo deal è stato annunciato dal presidente americano come “il più grande della storia”. Include anche un investimento giapponese di 550 miliardi di dollari negli Usa, con il 90% dei profitti destinati all’economia americana. Inoltre, include l’apertura del mercato giapponese a veicoli e prodotti agricoli Usa.
Tuttavia, permangono incertezze sulla data di entrata in vigore delle nuove tariffe ridotte, come confermano fonti governative giapponesi e analisti. Il negoziatore capo giapponese, Ryosei Akazawa, ha incontrato a Washington il segretario al Commercio Howard Lutnick e il segretario al Tesoro Scott Bessent per chiarire i dettagli, ma non è stata ancora fissata una timeline precisa. Questa ambiguità ha contribuito a un calo delle azioni Toyota (1,5%) dopo l’annuncio dei risultati, nonostante il boom iniziale post-deal.
L’impatto dei dazi Usa sul gruppo Toyota
Per l’anno fiscale in corso (fino a marzo 2026), Toyota ha rivisto al ribasso le previsioni di utile netto. Prevede un calo del 44,2% a 2.660 miliardi di yen (circa 15,5 miliardi di euro), rispetto alle stime precedenti. A livello operativo, si stima una riduzione di 1.400 miliardi di yen (oltre 8 miliardi di euro). La causa principale è l’impatto dei dazi Usa, che da soli potrebbero costare al gruppo 1.400 miliardi di yen (9,5 miliardi di dollari) secondo le ultime proiezioni. L’impatto include le tariffe dirette sulle auto, l’aumento dei costi per i fornitori e le fluttuazioni valutarie dovute allo yen forte.
Questi aggiustamenti riflettono le sfide poste dalle politiche protezioniste di Trump, che hanno già causato perdite significative nel primo trimestre. L’utile operativo scende dell’11% a 1,17 trilioni di yen, con un impatto diretto dei dazi stimato in 450 miliardi di yen. Honda e Nissan hanno riportato cali simili, con perdite rispettivamente del 50% e di 116 miliardi di yen nel periodo.
