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Se un microchip mette in ginocchio il mondo dell’auto

  • June 14, 2021
  • admin
microchip

La crisi dei microchip sta stritolando il mondo dell’auto, ma iniziano le prime contromosse: la Bosch stanzia più di un miliardo di euro per aprire una grande fabbrica e lo stesso fa Elon Musk che progetta di aprire una fabbrica Tesla per produrre microchip e risolvere alla radice l’attuale carenza di questi fondamentali elementi per il mondo dell’auto.

Un sogno forse simile a quello dei viaggi su Marte, secondo molti analisti, perché una fabbrica di semiconduttori all’avanguardia richiederebbe investimenti nell’ordine dei 20 miliardi di dollari.

Di certo però produrre in casa i microchip risolverebbe tutti i problemi che stanno mettendo in ginocchio il mercato dell’auto. Al punto che la nuova amministrazione Usa ha deciso si investire 50 miliardi di dollari per rafforzare l’industria americana del silicio, il materiale usato per produrre i chip. E di aprire in Arizona due fabbriche per un investimento di 20 miliardi di dollari.

Intanto dopo le case automobilistiche, ora anche il mondo del noleggio vede rosso. Al punto che – secondo ANIASA (l’Associazione che in Confindustria rappresenta i servizi di mobilità) – i turisti che quest’anno vorranno noleggiare una vettura per le proprie vacanze dovranno prenotarla per tempo.

La “crisi dei chip” degli ultimi mesi ha infatti rallentato la produzione di veicoli e, di conseguenza, ha ridotto il flusso di nuove vetture inserite in flotta per l’estate dalle società di noleggio a breve termine.

Il rischio per gli operatori è di non riuscire ad accontentare le richieste di quanti si muoveranno solo all’ultimo momento.

L’industria automobilistica, che negli ultimi 18 mesi ha subito il pesantissimo impatto della pandemia, è infatti ancora alle prese con una carenza di chip che ha forzato i costruttori a pianificare chiusure temporanee di stabilimenti, cancellando o riprogrammando in molti i casi la produzione di vetture e furgoni.

La carenza di semiconduttori prosegue da quasi 6 mesi e secondo gli analisti non si prevede un ritorno alla normalità prima del 2022.

Ma perché i chip sono così importanti per le auto? La risposta è facile: un’auto moderna oggi ha circa tremila microchip che governano di tutto, dalla frenata al climatizzatore, dalla gestione del motore al movimento dei sedili. Il problema è che – anche se fondamentali per l’auto – solo una minima parte dei microchip prodotti nel mondo finiscono sulle quattro ruote.

Basti dire che l’azienda leader mondiale di questo settore – la Tsmc – destina al mondo dei motori solo il 3% dei suoi chip: il resto è destinato alle aziende di telefonia, pc e telecomunicazioni.

E per reagire a questa crisi c’è chi rinuncia ai cruscotti digitali tornando a quelli analogici (come Stellantis), chi taglia l’orario di lavoro (come Mercedes) e chi come Volkswagen blocca proprio la produzione: 100.000 auto in meno nel 2021 e altrettante nel 2022.

Clamorosa infine la decisione del gruppo Jaguar e Land Rover, in mano all’Indiana Tata: rivisto al ribasso il programma di produzione del 70 per cento dei suoi stabilimenti nel Regno Unito.

Ma per risolvere alla radice il problema, come dicevamo, la soluzione è una sola: aprire fabbriche dedicate alla produzione di microchip per l’auto. La sfida è lanciata.

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