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Il piano di sviluppo per l’elettrico? Così la vede l’associazione Motus-E

  • July 21, 2020
  • admin

Continuare sulla strada intrapresa da un anno a questa parte, per aumentare i numeri delle vendite di auto elettriche e per sensibilizzare i cittadini e i consumatori sul tema più generale della mobilità elettrica, che comprende necessariamente un massiccio ricorso a vetture elettriche del settore della mobilità pubblica e un piano davvero organico di implementazione delle infrastrutture di ricarica. E’ questo il messaggio che lanciano gli organizzatori dall’evento nazionale di Motus-E, dal titolo “Entra nel futuro”, che si è svolto online oggi sulla piattaforma entranelfuturo.com, i cui lavori saranno disponibili in rete e accessibili a tutti per i prossimi 90 giorni.

«Abbiamo chiamato il nostro evento annuale “Entra nel futuro” – dichiara il Segretario Generale di MOTUS-E Dino Marcozzi – perché è in quella direzione che bisogna andare e non rivolgerci al passato, anche in termini di investimenti tecnologici. Mi rivolgo soprattutto ai decisori pubblici: una fetta importante del Recovery fund comunitario potrebbe essere destinata all’Italia, la raccomandazione è di utilizzare quei fondi investendoli nel futuro e quindi nelle tecnologie a zero emissioni e non ancora nei combustibili fossili, che appartengono ad un’era che sta inevitabilmente volgendo al termine». Il momento particolare che il settore dell’automotive sta vivendo, come conseguenza della pandemia Covid-19, non deve fare perdere di vista la stella polare di una mobilità davvero pulita e sostenibile per contrastare efficacemente il cambiamento climatico e i suoi effetti sulle nostre città e sull’ambiente.

A giugno 2020, dai dati forniti da Motus-E, si è registrato nel complesso un aumento del 107% di vendita di vetture BEV e PHEV, per gli organizzatori sono numeri molto interessanti, pur tenendo presenti le ancora eccessive differenze di numeri assoluti, che diminuiscono l’”electric divide” che finora ha caratterizzato lo sviluppo della e-mobility in Italia. Secondo l’associazione questo è il segno che le politiche di installazione di infrastrutture anche in aree a minor mercato può essere una scommessa vincente.

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