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Furti sempre più hi-tech

  • March 11, 2020
  • admin

Secondo le stime LoJack elaborate anche sulla base degli strumenti di ritrasmissione recuperati dalla Polizia nelle attività congiunte di recupero, oggi in Italia il 25% dei furti di vetture e SUV dotati di Intelligent (chiave contactless che consente l’apertura/chiusura del veicolo a breve distanza), viene compiuto anche grazie all’utilizzo di un dispositivo tecnologico, in grado di beffare il proprietario della vettura in soli 30 secondi, anche quando ritiene di essere al sicuro.
In particolare due sono le modalità hi-tech più utilizzate da quelli che una volta venivano definiti “topi d’auto” che operano in Italia:
1. la ri-programmazione della chiave attraverso la presa di diagnostica
2. la duplicazione del segnale della smart key: il “relay attack”

In relazione al primo caso, negli ultimi cinque anni è aumentato gradualmente l’utilizzo di apparecchiature di programmazione della chiave tramite la connessione fisica alla porta della diagnostica di bordo OBD, anche grazie all’ampia disponibilità in rete di strumenti di sabotaggio e alle finora inefficaci contromisure messe in campo dalle Case auto. Il ladro forza la portiera in modo tradizionale per introdursi nell’abitacolo, collega un dispositivo alla porte OBD ed ha così accesso alle informazioni riservate del transponder, ottenendo facilmente una nuova chiave nel giro di pochi secondi.
Altrettanto efficace con i veicoli dotati di smart key è il cosiddetto “relay attack”: grazie a ripetitori in radiofrequenza, il ladro può anche a distanza di alcuni metri (anche dall’esterno dell’abitazione) captare il segnale della “chiave elettronica” in possesso del proprietario, farlo “rimbalzare” dal suo device fino a quello del suo complice, posizionato nelle vicinanze della vettura da sottrarre. L’auto viene così ingannata e i sistemi di protezione azzerati.
Questo avviene perché le intelligent key consentono di accedere all’abitacolo della vettura senza dover toccare prima la chiave; l’auto infatti “avverte”, attraverso un generatore di onde radio a bassa frequenza, la presenza del proprietario nelle vicinanze e sblocca le portiere, o le chiude una volta che lo stesso si allontana. Quando il telecomando è abbastanza vicino, un codice identificativo viene riconosciuto da un ricevitore all’interno dell’auto; questo è il momento in cui è possibile rilevarne i codice, oppure è possibile farlo anche quando la smart key non è vicina alla vettura attivandone la trasmissione del codice attraverso specifici device utilizzati per il sabotaggio, come descritto sopra.
Altrettanto efficace con i veicoli dotati di smart key è il cosiddetto “relay attack”: grazie a ripetitori in radiofrequenza, il ladro può anche a distanza di alcuni metri (anche dall’esterno dell’abitazione) captare il segnale della “chiave elettronica” in possesso del proprietario, farlo “rimbalzare” dal suo device fino a quello del suo complice, posizionato nelle vicinanze della vettura da sottrarre. L’auto viene così ingannata e i sistemi di protezione azzerati.
Questo avviene perché le intelligent key consentono di accedere all’abitacolo della vettura senza dover toccare prima la chiave; l’auto infatti “avverte”, attraverso un generatore di onde radio a bassa frequenza, la presenza del proprietario nelle vicinanze e sblocca le portiere, o le chiude una volta che lo stesso si allontana. Quando il telecomando è abbastanza vicino, un codice identificativo viene riconosciuto da un ricevitore all’interno dell’auto; questo è il momento in cui è possibile rilevarne i codice, oppure è possibile farlo anche quando la smart key non è vicina alla vettura attivandone la trasmissione del codice attraverso specifici device utilizzati per il sabotaggio.

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