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Ma quanto inquina davvero un’auto d’epoca? Ecco lo studio

  • February 12, 2020
  • admin

Arriva dall’Asi, l’Automotoclub Storico Italiano e l’Istituto Superiore di Sanità il programma di ricerca sugli inquinanti atmosferici prodotti dalla circolazione dei veicoli storici. Un accordo di collaborazione tra i due Enti (siglato il 30 ottobre 2019) che ha l’obiettivo di fare chiarezza e corretta informazione su un tema di estrema importanza e attualità, che prevede l’analisi del materiale particellare, degli ossidi di azoto e di altri contaminanti potenzialmente connessi con le emissioni prodotte dai veicoli storici, in relazione agli usi e ai chilometri annuali realmente percorsi. Hanno partecipato alla presentazione Andrea Piccioli, direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità, Giovanni De Virgilio, ricercatore scientifico, e Gaetano Settimo del Reparto Esposizioni a Contaminanti nell’Aria, Suolo e da Stili di Vita Dipartimento Ambiente e Salute dell’IIS. Proprio quest’ultimo ha esposto una sintetica ma chiara relazione sull’inquinamento atmosferico, sulle sostanze inquinanti e le rispettive sorgenti. Da uno schema riassuntivo sono emerse le principali sorgenti degli ormai famigerati PM 10: nei grandi centri urbani italiani, il riscaldamento domestico incide per il 42%, l’industria per il 17% e l’agricoltura per il 15%; i trasporti stradali emettono l’11% del PM 10 presente nell’aria. Da qui la necessità di un approccio integrato (non solo penalizzando e demonizzando i veicoli) e di interventi su tutte le sorgenti che contribuiscono all’inquinamento atmosferico.

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